Avrebbe avuto un compito raro: quello che io avevo sentito esercitare su di me fin dall’ infanzia: sarebbe stato un laico direttore di coscienze, un animatore d’ uomini, anche se per lo più il suo riserbo quasi sconcertava i nuovi amici, ...................Era una presenza discreta e fervida; dapprima quasi inavvertibile, poi capace di determinare atteggiamenti non direi politici, almeno non solo tali, ma squisitamente etici.

 

Arrigo in ricordo di Mario Pannunzio - da " Diario di Campagna "  Pacini Fazzi Editore

      Questo mese da leggere

      Quando  dormono le  Margherite

di Carlo Gregoretti

 

   Prefazione all'edizione dedicata a Arrigo Benedetti              della collana I classici del Giornalismo

                                Aragno Editore

Lui abitava in via Paisiello numero 10. E la strada che faceva a piedi ogni mattina per raggiungere L’ESPRESSO, in via Po numero 12,  passava per via Pinciana, i prati di Villa Borghese sulla destra, i tappeti di margherite che da febbraio in poi dilagavano fin quasi addosso al marciapiede. Lui era Arrigo Benedetti, nome d’arte di un assai famoso giornalista di 45 anni (correva il lontanissimo 1955) che in realtà si chiamava Giulio. E che aveva scelto di chiamarsi Arrigo non già per evitare confusioni con Giulio De Benedetti, a quell’epoca direttore de LA STAMPA, (come tutti hanno sempre pensato) ma semplicemente perché gli piaceva di più. Fu lui stesso a dirmelo l’ultima volta che ci siamo visti, più di vent’anni dopo, nel 1976, poche settimane prima che si ammalasse per morire. Eravamo a cena  da lui, al residence Aldrovandi di Roma dove si era trasferito quando gli fu affidata la direzione di PAESE SERA. La cena l’aveva preparata Rina sua moglie. E il cenacolo era una stanzetta al piano terra, pochi metri quadri, con annessa piccola cucina ..confinante con una stanza da letto e con un bagno: in tutto tre finestre affacciate sulla grande gabbia semisferica del Giardino Zoologico da cui l’improvviso e violento stridio di un uccello poteva arrivare a interrompere il nostro conversare. «La solita aquila», diceva Rina sorridendo. «Non e un’aquila, e un avvoltoio», la correggeva lui: «un avvoltoio testa-rossa, Sarcogyps calvus». Ecco, se devo pensare a qualcosa che riguardi Arrigo Benedetti e la mia sfacciata fortuna di averlo un giorno incontrato, sono sempre due le immagini che si fanno avanti da sole, quasi con prepotenza.. (continua)

Nella collana "Classici del giornalismo" l'editore Aragno ha pubblicato un'antologia degli scritti giornalistici di Arrigo Benedetti intitolata  "PIU' GIORNALISMO MENO IDEOLOGIA". Il volume riporta i più significativi articoli che Benedetti scrisse nel periodo che va dalla fondazione dell'Europeo ('45) sino ai suoi ultimi quando fu direttore di Paese Sera ('76). La collana è diretta da Alberto SINIGAGLIA. Gli articoli sono stati selezionati a cura di Alberto MARCHI. Il volume ha due autorevolissime prefazioni, una di Eugenio SCALFARI "IL MAESTRO", l'altra, un meraviglioso ricordo dei tempi dell'Espresso, scritta da Carlo GREGORETTI, "QUANDO DORMONO LE MARGHERITE"

                                          Recensioni

 

   la Repubblica - G. Valentini      Corriere della Sera - G. Russo

   06/01/2014 (leggi)                   17/02/2014 (leggi)

 

    Il sole 24 Ore - C. De Michelis    La Stampa -  A. Papuzzi

   23/02/2014  (leggi)                   02/03/2014 (leggi)

 

€ 13,00

                            Recensioni                            

Il Grand Hotel di Scalfari non è quello di Benedetti e Pannunzio

Nel suo ultimo libro di confessioni, con le penne di Francesco Merlo e Antonio Gnoli, Scalfari torna ancora una volta sui rapporti con Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio. Riconosciuti sì come maestri di giornalismo da parte dell'ex direttore di Repubblica, ma sempre più da egli rimpiccioliti rispetto alla "sterminata" opera sua, per utilizzare le parole dei curatori.

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 Novità

Cabiria parla di Arrigo Benedetti 

La rivista del Cinit - Cineforum italiano, diretta da Marco Vanelli, nel n. 194/195 appena uscito, ospita un saggio intitolato "Arrigo Benedetti e il cinema", in cui si approfondiescono i rapporti che il grande giornalista lucchese ebbe con il mondo del cinema, con molte soprese e con la conferma  della vastità dei suoi interessi artistici e letterari.   leggi di più

Alberto Marchi

 

Curare questa antologia degli scritti giornalistici di Arrigo Benedetti nella collana splendidamente curata da Alberto Sinigaglia, il quale fin dalla prefazione del primo volume della serie, dedicato ad Alberto Ronchey (“Giornalismo totale”) aveva tracciato in modo limpido il senso della collana stessa, ha significato per me fare un grande doppio viaggio: un viaggio, da un lato e ovviamente, nella straordinaria avventura giornalistica di Arrigo Benedetti; ma anche un viaggio del modo in cui egli ha attraversato quel trentennio circa di storia di Italia (ed Europea) che va dal 1945 al 1976, anno della sua prematura scomparsa. Sottolineo questo doppio aspetto perché in Benedetti, come anche per l’altro suo grande amico e coetaneo lucchese Mario Pannunzio, l’idea dell’impegno civile, l’idea insomma del posto che ciascuno di noi occupa nella società e di come ad essa debba contribuire, è stato un elemento centrale che ha caratterizzato in profondità il suo essere giornalista. Rispetto a Pannunzio, di cui bisogna ricordare il bellissimo articolo che nel febbraio 1968 gli dedicò all’indomani della sua altrettanto prematura morte (“La presenza di Pannunzio”) su Panorama e che fa parte di questa antologia, Arrigo Benedetti aveva svolto un cammino che in parte scorreva parallelo e in parte poi finiva per incrociarsi. Benedetti definiva Pannunzio “laico direttore di coscienze” e “animatore di uomini, come attestato dalle 18 annate del Mondo in cui, profetizzava, un giorno si cercherà il meglio dello spirito italiano in un tempo difficile. (leggi tutto l'intervento)

Alessandro Benedetti

 

Per prima cosa desidero portare i saluti e il ringraziamento mio e dei miei cugini, Agata e Arrigo, alla Fondazione Corriere della Sera che ci ospita, a Ferruccio De Bortoli, ad Enzo Golino. La loro disponibilità ha permesso la realizzazione dell’ odierno incontro di presentazione di questa antologia dedicata ad Arrigo Benedetti. Un ringraziamento va anche ai curatori dell’opera e al suo editore. “Più giornalismo, meno ideologia”: titolo icastico, perentorio, definitivo (non meno magistrale di quanto era stato anni prima “Capitale corrotta = Nazione infetta”) ma anche non meno attuale. Più giornalismo, meno ideologia erano quattro parole scritte a mano da Benedetti, su di un ordine di servizio che elencava, come al solito puntigliosamente, regole e regolette dello scrivere, che i giornalisti di Paese Sera erano tenuti a rispettare Gli articoli di questa antologia, ben selezionati da Alberto Marchi, sono tra i più significativi scritti da Benedetti nel periodo tra la nascita de L’ Europeo (1945) e la direzione di Paese Sera (1976). Diversamente dalla consuetudine, il libro di cui stiamo parlando, non si apre con una prefazione, ma con due. E tutte e due sono autorevolissimi scritti che volutamente non si addentrano nelle tematiche degli articoli raccolti , ma disegnano , da due diversi punti di vista, il ritratto umano e professionale di Arrigo Benedetti, lasciando al lettore la totale libertà di giudizio .Questa particolarità, per la verità venuta spontanea, è nel solco dello stile giornalistico di Benedetti: cercare di non condizionare in alcun modo chi legge, curandosi semmai di mettere il lettore in condizione di farsi una sua propria libera idea. (leggi tutto l'intervento)

 

 

 

 

 

        Presentazione dell' Antologia " Più giornalismo meno ideologia"           Milano - Fondazione Corriere della Sera

                                                      Gli interventi di Alessandro Benedetti e di Alberto Marchi

 

 

Il video della presentazione di "Più giornalismo meno ideologia" alla Fondazione del Corriere della Sera

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