Il blog del Centro Europeo di Studi Arrigo Benedetti: lascia il tuo commento

"Una cuoriosità febbrile": così Arrigo Benedetti, in una stupenda pagina del Diario di campagna (nell'edizione Pacini Fazzi del 2010 si trova a pag. 68) descriveva il proprio impegno giornalistico nella stagione dell'Europeo (1945-1954).

Quella curiosità febbrile l'aveva condotto lontano dalla letteratura, cui aveva dedicato negli anni 30 e fino al 1945 molte energie. Ma aveva regalato all'Italia un settimanale straordinario, da molti considerato uno dei più innovativi e autorevoli nel panorama della carta stampata italiana del Novecento.

La curiosità di Benedetti era anche la curiosità del pubblico dei lettori che dopo due decenni e oltre di dittatura assaporava finalmente il sapore della libertà. Le grandi e bellissime foto, gli articoli costruiti come raccolti della realtà, gli editoriali autorevoli e mai banali, le grandi firme dei collaboratori delle pagine culturali: tutto contribuì a fare dell'Europeo il settimanale che era in grado di soprendere coloro che, all'estero, forse neppure sospettavano che in Italia potesse sorgere e affermarsi un giornale capace di essere il "corrispondente" dei maggiori settimanali internazionali, soprattutto quelli anglosasssoni.

Lo stesso tipo di impegno ebbe sostanzialmente anche l'Espresso (la direzione di Arrigo Benedetti durò dal 1955 fino al 1963), se pure con varianti e in un contesto diverso. La storia dei due settimanali nel periodo iniziale di ciascuno mostra la stretta connessione di tematiche e di tecniche utilizzate: l'impronta di Benedetti fu sensibile ed egli deve essere considerato a tutti gli effetti come il fondatore di questo giornale.

Ma per tornare al tema della curiosità febbrile cui accennavamo sopra, ci permettiamo di affermare che oggi in Italia manca chi abbia il coraggio di intraprendere una strada come quella che aveva imboccato Arrigo Benedetti con il suo Europeo (ma anche Mario Pannunzio con il Mondo). I giornali oggi apparentemente sembrano ricchi di contenuti: i quotidiani sono pieni di grafici, di schede che spiegano ogni dettaglio di nozioni economiche, giuridiche, scientifiche.

I settimanali dal canto loro offrono una notevole quantità di articoli, peraltro spesso sempre più brevi e spezzettati, ma sembrano attribuire più importanza alla veste tipografica (come si presentano insomma e quanti accessori vendono unitamente al giornale) che al lavoro giornalistico vero e proprio.

Ciò che è necessario è dunque un ritorno al giornalismo, la cui funzione, si svolga esso su carta, su supporti digitali, sulla TV o sulla radio, è di essere un mezzo di conoscenza. Far conoscere la realtà che si pone davanti al giornalista e che egli osserva. Oggi i giornali sono lontani dal fornire approfondimenti efficaci su qualsiasi tema, salvo eccezioni si intende. Affollano le pagine di notizie senza che esse siano chiaramente intelliggibili da parte dei lettori. Chi vorrà insomma tentare la strada di un giornalismo diverso non potrà, a nostro avviso, che tornare alla lezione di Arrigo Benedetti (e di Mario Pannunzio).

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